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Costruzioni in Salento: settore trainante per l’economia locale

costruzioni in salento

In questo particolare momento l’economia nazionale e anche i diversi ambiti dell’economia locale stanno subendo l’incertezza determinata dalla crisi sanitaria e quanto ad essa correlato, ma il settore delle costruzioni in Salento sembra essere in contro tendenza, segnando addirittura un aumento di nuove aziende.

Apertura di nuove imprese nel settore delle costruzioni

Le province di Lecce, Brindisi e Taranto le aperture di nuove aziende continuano a superare le chiusure con un aumento di iscrizioni a scapito di cancellazioni al Registro Imprese.

Questi sono i dati che emergono da uno studio condotto da Davide Stasi, responsabile dell’Osservatorio Economico Aforisma.

Lo studio ha preso in esame tutte le imprese attive, cioè quelle iscritte in Camera di Commercio e considerando l’indice generale tra nuove imprese e imprese che hanno cessato la loro attività, è stata stilata la seguente classifica:

  • al tredicesimo posto la provincia di Taranto che registra una crescita dello 0,92 per cento
  • al quattordicesimo posto la provincia di Lecce che registra un aumento percentuale del 0,80
  • al diciannovesimo posto la provincia di Brindisi con un aumento percentuale del +0,61
  • Ecco nel dettaglio il bilancio per provincia:

  • Taranto registra un bilancio positivo di 386 aziende (da 41.953 a 42.339)
  • Lecce va a più 518 aziende (da 64.418 a 64.936)
  • Brindisi a più 194 aziende (da 31.747 a 31.941)
  • I settori trainanti di questa crescita nell’economia sono: il settore delle costruzioni in Salento, l’agricoltura, le attività professionali scientifiche e tecniche.

    Anche nel resto di Italia il settore delle costruzioni ha registrato 6.621 imprese in più, a cui è associato anche il settore delle attività immobiliari con un aumento di aziende pari a 3.879 in più rispetto allo scorso anno.

    Il motivo della crescita del settore delle costruzioni in Salento

    “Dobbiamo tenere conto, ha commentato Davide Stasi, autore dello studio, dell’effetto sortito dai vari bonus, assieme ai contributi, ai ristori, ai finanziamenti a fondo perduto che hanno tamponato la temuta emorragia di imprese. Chiudere definitivamente una partita Iva – sottolinea – avrebbe significato perdere il diritto alle diverse forme di sussidio, rivolte in favore di ditte individuali, lavoratori autonomi, liberi professionisti, società di persone e di capitali, cooperative e consorzi. Se il coronavirus non ha ridotto il numero delle imprese, non si può dire lo stesso per i ricavi complessivi, ad eccezione di alcuni settori, come la sanità, l’e-commerce e le costruzioni».

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